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GLI UCCELLI, NUOTANO NELL'ARIA

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view post Posted on 22/1/2009, 20:41 Quote
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Francesco Venier

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Come mammiferi, anfibi e pesci, gli uccelli sono una classe di vertebrati, cioè di animali provvisti di colonna vertebrale. La caratteristica che li contraddistingue è quella di avere il corpo coperto di penne e gli arti anteriori trasformati in ali, quasi sempre adatte al volo. Poiché possono volare, possiedono una struttura aerodinamica e leggera, sono provvisti di sacchi aerei, chiamati diverticoli, che occupano, oltre a varie parti del corpo, l'interno delle ossa.
Sono animali a sangue caldo, dotati di polmoni, capaci quasi sempre di camminare con gli arti posteriori. Sono dotati di becchi delle più svariate forme e dimensioni e sono ovipari.
Le penne costituiscono l'elemento che contraddistingue gli uccelli rispetto agli altri animali. In generale più un uccello è grande e più numerose sono le sue penne. Il numero, tuttavia, varia in relazione alla dimensione dell'esemplare e all'alternarsi delle stagioni. Oltre a rendere gli uccelli adatti al volo, esse hanno anche la funzione di proteggerli dalle variazioni termiche ed atmosferiche, contribuendo a mantenere costante la temperatura corporea. Spesso costituiscono una protezione completamente impermeabile che consente agli uccelli di nuotare o tuffarsi in acque molto fredde. Possiamo distinguere quattro tipi principali di penne. Le penne di contorno sono le più numerose e hanno soprattutto la funzione di proteggere l'animale e di mantenerne la temperatura corporea. Le piume formano un morbido strato vicino alla pelle degli uccelli isolandoli dalle variazioni termiche. Tra questi due tipi di penne ci sono le sottilissime filoplume che hanno quasi sempre una funzione di ornamento. Infine, sulle ali e sulla coda, si trovano le penne del volo, lunghe, dritte e molto resistenti. Leggere e robuste, queste ultime sono formate da una rachide centrale da cui si dipartono barbe parallele, a loro volta ramificate in filamenti uncinati. Questa struttura forma quella fitta rete che costituisce un'ampia superficie di volo con la quale l'uccello vince la resistenza dell'aria.
Gli uccelli si dedicano con particolare cura alla pulizia e alla protezione del loro manto di penne. Molti di essi sono dotati di ghiandole speciali, poste alla base della coda, che secernono grasso con cui le penne vengono unte e lisciate.
Almeno una volta all'anno tutti gli uccelli devono comunque cambiare la loro livrea perché anche le penne meglio curate finiscono con il consumarsi o rompersi. La muta avviene quasi sempre alla fine dell'estate e le penne non cadono tutte contemporaneamente ma seguono un preciso ordine che non toglie mai all'animale la possibilità di volare. Fanno eccezione i pinguini, che perdono nello stesso momento tutte le penne, e alcuni uccelli acquatici, come anatre e oche. Questi animali, durante la muta, non sono in grado di volare, ma la loro sopravvivenza, in questi periodi, non è vincolata al volo.
Alcuni uccelli subiscono una seconda muta in primavera, nel periodo della riproduzione, cambiando la normale livrea in quella più appariscente e vistosa, adatta al corteggiamento.
Vi sono infine uccelli la cui muta ha anche uno scopo mimetico di difesa: la pernice sostituisce, in autunno, le penne scure e chiazzate con quelle bianche che le permettono di confondersi con la neve.
La struttura leggera e robusta delle penne che formano le ali è senza dubbio l'elemento fondamentale che offre agli uccelli il dono del volo. Molte altre sono però le caratteristiche che fanno di questi animali delle meravigliose macchine viventi che sembrano appositamente progettate per volare. La loro struttura ossea è leggerissima ma resistente. La maggior parte delle ossa sono cave e flessibili, mentre lo sterno carenato, oltre a conferire loro una forma aerodinamica, offre una buona superficie di attacco ai muscoli del volo. Questi ultimi sono potenti ma leggeri, adatti a voli veloci o resistenti a seconda dell'irrorazione sanguigna tipica della specie. Gli uccelli sono poi dotati di piccoli polmoni e di numerose sacche aeree distribuite in tutto il corpo, che ossigenano l'apparato muscolare e, con l'evaporazione dell'acqua, mantengono costante la temperatura corporea, che tende a crescere per il calore generato dal battito delle ali.
Anche la vista acutissima degli uccelli ha una funzione importante nella meccanica del volo. I loro occhi devono poter vedere prontamente i dettagli sia da vicino che da molto lontano, consentendo di volare evitando gli ostacoli e individuando facilmente le loro prede.
Gli occhi degli uccelli sono particolarmente grandi, soprattutto se paragonati a quelli dei mammiferi. Enormi globi oculari ospitano occhi che stanno quasi immobili nella loro orbita, mentre la parte visibile all'esterno è solo la cornea. Durante il volo, questi animali devono essere in grado di mettere a fuoco velocemente oggetti vicini e lontani, ostacoli e prede. Una rondine è capace di reagire immediatamente al balzo di un insetto che attraversa la sua rotta a pochi centimetri di distanza, mentre un falco può distinguere un topo volando a 1.000 metri d'altezza.
La maggior parte degli uccelli ha occhi dotati di pupilla piatta e di un'ampia retina. I rapaci, che devono vedere da lontano, hanno invece occhi più rotondi con i quali distinguono più dettagli, ma abbracciano un campo visivo più piccolo. Molte specie hanno gli occhi posti sui lati che consentono loro di vedere anteriormente e posteriormente. Il gufo, invece, ha occhi posti frontalmente: per guardare di lato o alle spalle, questo animale è costretto a ruotare la testa per più di 180° da una parte e dall'altra.
Gli occhi degli uccelli, infine, sono dotati di una particolare palpebra trasparente, chiamata nittante, che ha la funzione di mantenere inumidito l'occhio consentendo contemporaneamente la visione.
Gli uccelli hanno piedi di forme particolari che svolgono varie funzioni, come cacciare, correre o aggrapparsi e appollaiarsi su rami, fili del telefono e altri sottili punti d'appoggio. Questi animali hanno una tibia avvolta da muscoli potenti collegati, tramite lunghi tendini, alla parte inferiore delle zampe. Quando gli uccelli si appollaiano su un ramo, piegano le zampe e serrano strettamente le dita. Questo meccanismo è automatico ed è il sistema che permette ai volatili di dormire sugli alberi senza preoccuparsi di cadere.
Può essere interessante osservare che non è vero che il ginocchio degli uccelli, come potrebbe sembrare, si piega dalla parte opposta al nostro: quello che noi vediamo corrisponde al nostro calcagno, mentre il ginocchio rimane nascosto dalle penne del corpo e si piega in maniera simile al nostro.
L'alimentazione degli uccelli è molto differenziata a seconda della specie. Alcuni si nutrono quasi esclusivamente di insetti che catturano in volo, sotto terra, nei tronchi degli alberi e anche nell'acqua. Il picchio si aggrappa alla corteccia degli alberi con i suoi artigli ricurvi e picchia con il becco fino a quando non scova la sua preda che divora con un movimento della lingua dotata di una notevole flessibilità.
Sono soprattutto gli uccelli più piccoli, come il colibrì, a nutrirsi di semenze e nettare, con i loro becchi robusti adatti a schiacciare anche i semi molto resistenti. Questi microscopici volatili sono gli unici uccelli che riescono a rimanere sospesi a mezz'aria per qualche istante che consente loro, come agli insetti, di nutrirsi di semi e nettare senza bisogno di un piano di appoggio. Questo sforzo, tuttavia, richiede un dispendio di calorie enorme, rispetto alle dimensioni del loro corpo. I colibrì, perciò, sono tra gli animali più voraci che si conoscano.
Le specie di uccelli acquatici, come i gabbiani, i pellicani, le anatre, le oche o i cigni si nutrono di alghe, di pesci, di piccoli rettili, anfibi e insetti, spesso con esemplari tecniche di caccia. I gabbiani e i cormorani, per esempio, avvistano dall'alto i pesci in superficie e si tuffano nell'acqua catturandoli al volo. I pellicani, invece, grazie alla particolare conformazione del becco che possiede un grande sacco membranoso, sono in grado di conservare i pesci che catturano.
Vi sono infine gli uccelli predatori diurni, come falchi e aquile, o notturni, come gufi e barbagianni, i quali si cibano di piccoli mammiferi, altri uccelli e rettili.
Tra gli uccelli che, adattandosi a particolari condizioni ambientali, si sono ormai abituati ad alimentarsi in maniera specifica, molti hanno sviluppato affascinanti tecniche per procacciarsi e conservare il cibo.
Il pellicano si butta in picchiata sull'acqua, allungando il collo e, se centra il bersaglio, cattura il pesce che ripone nel suo gozzo insieme a dell'acqua. Per ritornare velocemente in superficie, questo animale è provvisto di sacche d'aria sottocutanee rigonfiabili, che favoriscono il galleggiamento.
I grandi predatori, come falchi e aquile, imparano da giovani a scegliere accuratamente la preda e basano il loro attacco sulla velocità e sulla sorpresa. Essi piombano silenziosamente sul loro bersaglio il quale, imprigionato negli artigli dell'aggressore, di solito non ha neppure il tempo di reagire.
Alcuni uccelli hanno trovato modo di sopravvivere in simbiosi con altri animali. Le pernici bianche, per esempio, mangiano gli insetti che trovano ripulendo il pelame dei caribù, mentre altre specie si nutrono dei parassiti che si annidano sul mantello dei grossi erbivori che, in cambio, vengono avvisati dei pericoli incombenti dal loro cinguettio.
I becchi degli uccelli assumono, nelle varie specie, le forme e i colori più svariati. Molti di essi hanno funzioni specifiche, legate all'alimentazione. L'avvoltoio reale ha un becco provvisto di un uncino tagliente all'estremità, che serve per lacerare la carne delle carogne di cui si ciba. Il parrocchetto ha invece un becco corto e robusto con cui riesce a schiacciare i semi, fonte primaria della sua alimentazione. La beccaccia di mare ha un becco lungo e appuntito, usato come scalpello per aprire le conchiglie.
Il colibrì, che si nutre soprattutto di nettare, è dotato di un becco sottilissimo che riesce ad infilare nei fiori mantenendo il volo. Il becco del fenicottero è invece curvo e strutturato in modo tale da filtrare il fango e trattenere il cibo pescato negli stagni.
Molte specie di uccelli vivono in colonie. La vita di gruppo facilita questi animali per varie ragioni. Alcuni di essi sono gregari per natura, altri si riuniscono per meglio difendersi dagli attacchi degli aggressori. Vi sono specie anche diverse che scelgono una vita comunitaria per sfruttare al meglio le poche zone adatte alla nidificazione, mentre altri uccelli vivono in colonie perché solo in questo modo possono assicurarsi il cibo. Le urie si riuniscono in stormi anche per procreare: questi animali delle zone artiche, simili a pinguini, hanno infatti bisogno di un rumoroso incoraggiamento di massa per riuscire ad accoppiarsi.
La più numerosa colonia di uccelli di cui si abbia notizia è composta da circa 10 milioni di cormorani e vive sulle isole al largo della costa peruviana.
La migrazione degli uccelli è un fenomeno particolarmente affascinante. Ogni primavera ed ogni autunno vediamo stormi di questi animali viaggiare compatti verso climi più adatti alla loro sopravvivenza. Circa un terzo delle specie viventi compie una vera e propria migrazione e, nel viaggio di andata e ritorno, milioni di esemplari non riescono a giungere a destinazione, disorientati da correnti, venti, nebbie e anche dalle luci artificiali dei nostri aeroporti.
Il fenomeno sembra essere legato all'evoluzione: milioni di anni fa, molti uccelli che abitavano le zone calde, si spostarono alla ricerca di cibo, ma furono poi costretti a tornare durante la stagione fredda. Da allora la maggior parte delle specie ha mantenuto l'abitudine di spostarsi con scadenze stagionali.
Molti sono comunque gli enigmi ancora irrisolti riguardo alle migrazioni: non sappiamo come alcune specie riescano ad orientarsi e neppure quali meccanismi interni o stimoli esterni determinino il giorno esatto della partenza.
Tra le specie che migrano percorrendo le distanze maggiori c'è la rondine di mare, simile al gabbiano, la quale costruisce il suo nido sulle coste nordiche e migra fino all'Antartico. Tra gli uccelli più veloci vanno invece ricordate le anatre selvatiche che, durante le migrazioni, possono raggiungere gli 80-90 chilometri orari.
Considerando il fenomeno della migrazione degli uccelli, che coinvolge circa un terzo di tutte le specie viventi, uno degli interrogativi più affascinanti riguarda l'orientamento: in che modo questi animali riescono ad orizzontarsi su terre e mari sconosciuti?
Sappiamo che la spiegazione non può ridursi alla memoria visiva: vi sono infatti specie i cui piccoli compiono il loro primo viaggio di andata e ritorno senza la guida degli adulti. Alcuni ricercatori hanno proposto l'idea che gli uccelli si orientino con i campi magnetici terrestri che sono in grado di percepire. Altri studiosi hanno invece avanzato l'ipotesi che questi animali si orizzontino soprattutto visivamente e sfruttando la posizione del Sole. Questa teoria, corroborata da molti esperimenti, non può però spiegare i viaggi notturni degli uccelli. A questo riguardo si è allora pensato che i riferimenti potrebbero essere le costellazioni e alcune esperienze hanno confermato l'ipotesi.
Il problema dell'orientamento degli uccelli, soprattutto durante i lunghi viaggi migratori, è particolarmente studiato. Per seguire le rotte di questi animali si utilizzano radar, telescopi e varie tecniche per contrassegnare gli esemplari e poterli riconoscere prima e dopo la migrazione.
Determinare la velocità degli uccelli è particolarmente difficile. La procedura consiste nel marcare un esemplare e cronometrarlo su una distanza fissata, cercando di assicurarsi che segua un percorso obbligato e che lo faccia alla sua massima velocità. Altri fattori intervengono a rendere problematica una misura precisa: il vento, la direzione del volo e il motivo che spinge l'uccello a volare ne possono cambiare sensibilmente la velocità.
Il primato appartiene al falcone pellegrino il quale, in picchiata, raggiunge i 300 chilometri orari. La piccola rondine viaggia normalmente a circa 100 chilometri orari, mentre il colombo viaggiatore può toccare i 160 chilometri all'ora.
Una nota di riguardo merita lo struzzo che, senza volare, con il vento a favore, si sposta alla velocità di 120 chilometri orari.
Il problema dell'orientamento degli uccelli, soprattutto durante i lunghi viaggi migratori, è particolarmente studiato. Per seguire le rotte di questi animali si utilizzano radar, telescopi e varie tecniche per contrassegnare gli esemplari e poterli riconoscere prima e dopo la migrazione.
Con l'arrivo della primavera inizia, per gli uccelli, il periodo dell'accoppiamento e della riproduzione, preceduto da una prima fase di corteggiamento. I maschi delle varie specie si lanciano in voli acrobatici o si esibiscono con vistose livree, come quella che mostra il pavone per attrarre la compagna. Una volta raggiunto l'intesa con la femmina, avviene l'accoppiamento: l'uovo viene fecondato e, una volta che si è sviluppato il nutrimento per l'embrione all'interno del guscio, viene espulso dal corpo della madre e covato nel nido fino alla schiusura. Il numero delle uova deposte in una stagione e il periodo tra una deposizione e l'altra può variare notevolmente a seconda delle specie. Spesso gli uccelli più longevi, come il colibrì, depongono meno uova: la sopravvivenza della specie è assicurata, in questi casi, dalla durata della vita dell'adulto e non deve essere affidata alla quantità della prole. Durante il periodo d'incubazione, che va da 11 a 80 giorni, gli embrioni si sviluppano nutrendosi del tuorlo e dell'albume accumulato all'interno dell'uovo. Alla schiusura il piccolo rompe il guscio con una particolare protuberanza ossea e rimane nel nido sotto la protezione della madre, per un periodo che varia da specie a specie.
Con l'arrivo della primavera inizia, per gli uccelli, il periodo dell'accoppiamento e della riproduzione, preceduto da una prima fase di corteggiamento. I maschi delle varie specie si lanciano in voli acrobatici o si esibiscono con vistose livree, come quella che mostra il pavone per attrarre la compagna. Una volta raggiunto l'intesa con la femmina, avviene l'accoppiamento: l'uovo viene fecondato e, una volta che si è sviluppato il nutrimento per l'embrione all'interno del guscio, viene espulso dal corpo della madre e covato nel nido fino alla schiusura. Il numero delle uova deposte in una stagione e il periodo tra una deposizione e l'altra può variare notevolmente a seconda delle specie. Spesso gli uccelli più longevi, come il colibrì, depongono meno uova: la sopravvivenza della specie è assicurata, in questi casi, dalla durata della vita dell'adulto e non deve essere affidata alla quantità della prole. Durante il periodo d'incubazione, che va da 11 a 80 giorni, gli embrioni si sviluppano nutrendosi del tuorlo e dell'albume accumulato all'interno dell'uovo. Alla schiusura il piccolo rompe il guscio con una particolare protuberanza ossea e rimane nel nido sotto la protezione della madre, per un periodo che varia da specie a specie.
I nidi degli uccelli assumono forme, strutture e dimensioni diverse a seconda della specie. Il colibrì costruisce un nido di appena due centimetri, mentre una particolare specie di aquila di mare edifica un rifugio profondo quattro metri e largo più di due. Non tutti gli uccelli sono degli abili costruttori, alcune specie si rifugiano nelle crepe delle rocce che talvolta adattano con un po' di erba e fango, come per esempio il picchio muraiolo, altri si riparano in affossamenti creati nell'erba dal proprio corpo, altri ancora, come il gufo, si riparano nelle cavità degli alberi o negli edifici abbandonati. La maggior parte delle specie, tuttavia, sono in grado di edificare costruzioni di terra, rami, saliva e altri materiali, spesso frutto di un'elaborata tecnica costruttiva. Alcuni uccelli intrecciano anelli di erba fino a formare piccoli cestini appesi a un ramo. Il picchio scava il suo nido negli alberi e vi sistema uno strato di trucioli, per renderlo più accogliente. Alcune specie di pappagalli del Sudamerica costruiscono un nido collettivo in cui abitano numerose famiglie.
La costruzione del nido è comunque sempre legata all'accoppiamento e alla riproduzione: la femmina depone il primo uovo solo dopo che la sua nicchia protettiva è stata ultimata. Fanno eccezione alcune specie, come il cuculo, che si comportano da parassiti e sfruttano i nidi degli altri uccelli all'interno dei quali depongono le loro uova. I piccoli poi, una volta nati, istintivamente cacceranno e uccideranno gli altri pulcini per non avere rivali nelle cure da parte dei genitori adottivi.
Lo struzzo è il più grande uccello vivente che può superare i 2 metri e mezzo di altezza e raggiungere un peso di 100 chilogrammi. Le sue ali, tuttavia, non sono proporzionate alle dimensioni del corpo e non lo possono sostenere in volo. La sua storia evolutiva ne ha sviluppato enormemente le zampe, lunghe e robuste, nude, con due sole dita facendo di questo animale un ottimo corridore con un comportamento più simile agli animali terrestri che non agli uccelli. Lo struzzo è infatti capace di sostenere a lungo andature attorno ai 50 chilometri orari e, per pochi secondi, è in grado di raggiungere i 70 chilometri orari. Vive nelle savane e nelle radure africane ed è l'unico uccello che elimina l'urina in modo indipendente dalle feci.
Anche il pinguino è un uccello la cui storia evolutiva ne ha modificato il comportamento e la struttura fisica. Grande nuotatore dotato di zampe palmate, possiede delle ali inadatte al volo che gli consentono invece di nuotare come le pinne per i pesci.

CHISSA' SE UN GIORNO ANCHE AGLI UOMINI SPUNTERANNO LE ALI.......SAREBBE STUPENDO!
:)

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Edited by francescovenier - 26/6/2014, 11:59

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